«Per ora vorrei solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e città, tante nazioni a volte sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data, non ha potere di nuocere se non in quanto viene tollerato e non potrebbe far male ad alcuno, se non nel caso che si preferisca sopportarlo anziché contraddirlo» (Étienne de La Boétie). Il Discorso sulla servitù volontaria, scritto verso la metà del Cinquecento da Étienne de La Boétie, un giovane amico di Montaigne, non è un trattato sulla ragion di Stato e neppure uno dei tanti pamphlet sulla politica o contro la politica, che in quell’epoca di violenti contrasti di potere animavano le prime discussioni sulle origini, il significato e il destino della convivenza civile. Al di là delle polemiche fra aristotelici e machiavellici, La Boétie pone una questione radicale che si può ben dire è rimasta ancora oggi del tutto aperta: perché gli uomini accettano normalmente di vivere nella servitù e nell’obbedienza a un potente, così da far apparire eccezionale la ricerca della libertà? Qual è il meccanismo segreto che opera questo strano rovesciamento: si desidera essere sottomessi e si rifiuta l’espressione libera e felice della propria umanità? Questo testo, riscoperto periodicamente nei momenti rivoluzionari della storia occidentale, ci appare oggi, in un tempo così affannato nella ricerca dell’equazione potere-libertà, come il tentativo appassionato e affascinante di rifiutare la terribile e pesante finzione di quel gioco delle parti servo-padrone per affermare la semplice e felice coscienza della propria originaria libertà.
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Titolo: Discorso sulla servitù volontaria
Autore:
Étienne de La Boëtie
Editore: Jaca Book
Data di Pubblicazione: 2026
Pagine: 112
Formato: copertina-morbida
ISBN: 9788816307575