Il mistero Arafat

Il mistero Arafat

Quando apparve per la prima volta sulla scena internazionale dopo la guerra dei Sei giorni, veniva definito come un terrorista sanguinario poi, quando l'Intifada scoppiò nei Territori nel 1987, ne divenne il leader dal suo quartier generale a Tunisi e divenne l'unico capo palestinese riconosciuto con cui fosse possibile negoziare un'auspicata soluzione di pace. Per molti aspetti Yasser Arafat resta un personaggio enigmatico. E' una delle figure più note della politica internazionale della seconda metà del XX secolo: presidente di fatto dell'autorità palestinese dall'estate del 1994, nel dicembre dello stesso anno riceve il premio Nobel per la pace insieme con i leader israeliani Yitzhak Rabin e Shimon Peres, ma l'attività clandestina militare e politica, svolta negli anni precedenti, resta un'ombra che grava sul presente e poco è stato fatto per dissipare l'alone di segretezza intorno a lui anche ora che il suo potere sembra destinato a indebolirsi. Ma chi è realmente Arafat? Danny Rubinstein, come editorialista, membro del board direttivo di uno dei principali quotidiani israeliani e commentatore di fama internazionale, si è dedicato allo studio del mondo arabo-palestinese fin dalla guerra del 1967 e si è occupato di Arafat quasi ogni giorno negli ultimi trent'anni incontrandolo e intervistandolo varie volte; e ha tracciato in questo libro un ritratto agile ma profondo dell'uomo e del personaggio politico, in cui la biografia si accompagna a un lucido rilievo psicologico e s'inserisce in un affresco di oltre quarant'anni di storia israelo-palestinese. Perché Arafat ha mentito ripetutamente sulle sue origini e sul suo vero luogo di nascita? Qual è il suo vero passato di terrorista? Come si spiega l'ascesa alla leadership palestinese di un uomo che per molto tempo è stato inviso agli arabi oltre che ad Israele? Come è cambiato il suo ruolo dopo la nomina a primo ministro di Abu Mazen? In uno stile sempre chiaro e scorrevole, Rubinstein ripercorre le tappe della sua formazione, ricostruisce l'albero genealogico della famiglia e la volubile gerarchia delle amicizie, incrociando le due facce del mito Arafat, la vita privata (dal matrimonio con una donna cristiana ai particolari di un'immagine esteriore studiata con molta attenzione) e l'attività politica (i rapporti con personaggi come il raìs iracheno Saddam Hussein, le alleanze internazionali e i successivi cambiamenti del suo atteggiamento nei confronti di Israele); riuscendo a mantenere un atteggiamento equilibrato (già lodato in altri suoi libri, per esempio, da un noto studioso di formazione e posizioni pur differenti come Edward Said) ed evitando di glorificare o umiliare la figura del personaggio e il suo operato. E cercando invece di interrogarsi - nel momento tragico seguito al divampare della nuova intifada nell'autunno del 2000 e alla drammatica escalation degli attentati kamikaze, dello scontro armato e della guerra in Iraq - su quanto quest'uomo abbia influito nel passato e su come la sua stessa parabola declinante possa ancora influire sul futuro del popolo palestinese e di quell'intera martoriata area del mondo mediorientale che vive ora una nuova profonda crisi di portata internazionale e di drammatica intensità.
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