Va tutto bene

Va tutto bene

Folgorante 'montaggio parallelo' di voci e situazioni, il libro con cui debutta sulla scena internazionale un giovanissimo scrittore già definito "il nuovo fuorilegge della letteratura americana" è un romanzo che nel descriverci un sobborgo di Seattle ci parla di un'America allucinata e sconcia dove non è affatto vero che 'va tutto bene'. Protagonisti sono figure di un'umanità dimenticata, vittime della depressione che manifestano un senso di abbandono, di mancanza, di perdita, o prede di una folle ironia autodistruttiva che pensano di annegare in una risata il proprio malessere. Con occhio impietoso, ma pieno di affetto, McIntosh li coglie in un particolare momento della loro quotidianità, orchestrandone poi le voci in un potente concertato: Nate, inchiodato a guardare una partita di basket in tv mentre Sammie inveisce contro di lui e le sue amanti; Raymond, in tribuna a quella stessa partita, che ignora la moglie e punta il binocolo sulle tette di una majorette; Jim, addetto alle pulizie dello stadio, che impreca contro chi imbratta i cessi e corre a rifugiarsi al Trolley, il bar locale; Charlie, il barista del Trolley, un gay solitario e insonne, che si chiede se mai qualcuno si innamorerà di lui; Jim, un pugile in ritiro, che si reca al funerale di un suo celebre avversario morto suicida a meno di trent'anni... È una folla di personaggi colti nel loro peggio, o nel loro meglio, gente che si arrangia con le carte che gli sono state date per trovare un riscatto, una qualche forma di redenzione, e che sembra continuamente chiedersi: "Come sono arrivato a questo punto?". Ultimo esponente nella schiera dei giovani narratori americani che in anni recenti ci ha fatto conoscere David Foster Wallace, Nathan Englander e Adam Haslett, come ha scritto l'autorevole "Publishers Weekly" Matthew McIntosh è uno scrittore "che dà magistralmente voce alle più basse frequenze del cuore", e che con "Va tutto bene" ci offre un romanzo 'sporco', duro e tenero come può essere la vita, in cui ciò che spicca è il linguaggio di un cupo amore, di una disperata speranza, di una spietata compassione.
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