Il popolo dell'abisso

Il popolo dell'abisso

A Londra nell'estate del 1902 Jack London condivide la vita di vagabondi, disoccupati e operaie, si veste da clochard e abita nel dedalo di vicoli dove, un quindicennio prima, si aggirava Jack lo Squartatore. Per raccontare il cuore di tenebra della metropoli, il vasto slum proletario a ridosso del fiume e dei docks, questo autore promettente, fiore all'occhiello del giovane movimento socialista statunitense, non si limita a usare la penna: con la sua Kodak e un'attenzione da etnografo mai priva di umanità, scatta decine di folgoranti istantanee. Visi e corpi dialogano efficacemente con la parola scritta per raccontare l'East End londinese all'apertura del secolo.
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Recensione del libro fornita da lottavo.it

Di Geraldine Meyer

Solo un grande scrittore poteva scrivere un reportage come questo. Solo un grande scrittore poteva fare materia letteraria anche di un inferno come quello dell’East End londinese degli inizi del ‘900. Questo Il popolo dell’abisso di Jack London, meravigliosamente curato e tradotto da Mario Maffi, rappresenta uno degli esempi più alti del racconto in presa diretta dello scempio capitalista...

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