Il sangue degli Ashenden e il condominio

Il sangue degli Ashenden e il condominio

Metaromanzo o gioco postmoderno? Racconto dilatato o romanzo breve? Il taglio stesso della scrittura di Stanley Elkin, ora rapsodica e distratta, ora fitta e densa di riferimenti e allusioni a "materiali" desunti dai romanzi europei e americani, ne impedisce una descrizione precisa, una collocazione definitiva nel panorama variegato della narrativa americana contemporanea. Intelligente, autoironico, allusivo, capace di oscillare in continuazione sul bordo dell'osceno, scandagliarne gli abissi con occhio ingordo senza mai tuttavia precipitarvi, il romanzo di Elkin rimanda con implicita eleganza sia al nouveau roman che a certa narrativa americana, per via non solo della presenza di precise tematiche - così poco in linea con la tradizione americana di un romanzo eternamente "giovane", astutamente naif -, ma anche per certe cadenze del periodo, per un certo gusto quasi "cinematografico" per la carrellata lenta, per lo spostamento, quasi impercettibile, della prospettiva e del punto di osservazione.
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