E la bella stanza è vuota

E la bella stanza è vuota

Questo nuovo romanzo autobiografico di Edmund White, seguito ideale di "Un giovane americano", prende le mosse dagli anni 50' in clima di severa moralità, e ci porta fino alle soglie degli anni '70, in piena liberazione sessuale. Come dice il protagonista "le mie trame sono tutte degli album", e in effetti la vita per lui coincide con le sue scoperte umane: i pittori bohémien frequentati al liceo, fuggendo dagli amici ben vestiti e benestanti; gli incontri omosessuali nei bagni dell'università del Michigan; le feste dei beatniks e quelle dei goliardi; i gay del Greenwich Village che, nella scena finale del libro, si ribelano all'ennesima chiusura di un loro locale e gridano per la prima volta "gay è bello". E "La bella stanza è vuota" è dunque un viaggio a tratti tormentato e doloroso, ma anche vivace, ricco di autonomia che conduce il protagonista all'accettazione di sè e della propria dfferenza, che per tutta la giovinezza era stato costretto a considerare come umiliante malattia. Al tragico interiore corrisponde uno spostamento geografico, la conquista di un centro, di una patria ideale: dal Midwest provinciale dell'infanzia alla New York dove puoi mettere l'orecchio sul selciato e sentire i battiti del cuore. Fondamentalmente mezzo di trasporto sulla strada di questa liberazione è la letteratura. E qui White racconta anche la scoperta di una vocazione : scrivere in una bellissima similitudine del narratore, è come salvare un bambino che stava annegando.
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