Sola a presidiare la fortezza. Lettere

Sola a presidiare la fortezza. Lettere

Pur affetta da un male inarrestabile, tenuto a bada da cure altrettanto dolorose, l'energia per scrivere non era mai mancata a Flannery o'Connor. Così, dopo le tre ore quotidiane di lavoro ai testi, la vediamo affacciarsi sul mondo divertitia, caustica, curiosa, piena di joie de vivre. Ritroviamo nelle lettere tutti gli elementi che fanno grande l'opera: visionarietà, crudezza e compassione, pronunciamenti adamantini sulle cose della vita e dell'arte, un umorismo mai tenuto a freno, e mai domato, e un alone di grazia repentino e stuporoso come la ruota del pavone. Accompagnando una Flannery "prematuramente arrogante", attraverso i brevi anni di una vita "impavida, alacre, acre, accanita, splendida e inappariscente, fino agli ultimi dispacci dai confini della morte, si capirà perché non bisogna chiedere che malattia ha una persona, bensì con chi la malattia ha a che fare.
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