Un saper leggero. Breve storia dell'eccesso di informazione
Siamo sommersi dalle informazioni. Bombardati da notizie, notifiche, immagini, audio, testi. In pochi mesi produciamo piú informazioni di quanta ne avesse prodotta l'umanità in tutta la sua storia prima dell'invenzione di Internet. Pensavamo che questa mole infinita di dati ci portasse una lucidità infinita. Abbiamo scoperto che non è cosí, anzi se mai è il contrario: la realtà ci appare ancora piú inconoscibile, confusa e ansiogena. Da qui anche quella soffocante sensazione che tutto sia già stato detto, fatto, scritto e che ci fa lagnare: «Se solo potessi pronunciare parole che nessuno conosce e cantare versi fuori dal comune». Peccato sia la frase di uno scriba egizio del II millennio a.C.: perché è vero che il problema dell'eccesso di informazione sembra oggi particolarmente urgente, ma pur essendo urgente non è affatto un problema nuovo. In questo libro originalissimo, divertente e colto, Xavier Nueno affronta il tema decisivo della nostra epoca, l'eccesso di informazioni, e mostra come in realtà abbia attraversato i millenni, dalla Biblioteca di Alessandria a Petrarca, da Montaigne a Walter Benjamin, dal papiro al cloud. «Questo libro tratta del mito culturale della biblioteca. Del ruolo che l'impulso a conservare tutto ha svolto nella tradizione occidentale. Mi interessa capire da dove venga il desiderio di accumulare ossessivamente le tracce del presente. Il sogno di creare biblioteche universali ha svolto un ruolo fondamentale nell'immaginario della cultura occidentale. Accanto a questo desiderio ce n'è però un altro, diametralmente opposto: l'impulso a liberarci del passato, lasciandocelo alle spalle mentre lo guardiamo consumarsi tra le fiamme. Il sospetto di essere attanagliati dalla biblioteca, perché ormai si è estesa fino al midollo della nostra vita, accende in noi il desiderio di recidere qualsiasi legame con essa. Accanto alla tradizione che mira ad accrescere costantemente le collezioni di una biblioteca ne esiste una seconda, minore, che ci avverte del pericolo di rimanere sepolti dal passato. L'immaginario di una biblioteca traboccante di libri ha svolto un ruolo cruciale nella tradizione scritta occidentale; un ruolo paragonabile - per quanto si è consolidato ed esteso, nella produzione letteraria - a quell'"angoscia dell'influenza" che Harold Bloom situava al centro del processo di passaggio del testimone da una generazione poetica alla successiva. L'angoscia da sovrabbondanza è stata percepita, in modo piú o meno consapevole, in ogni epoca, e ha dato luogo a forme di lettura e pratiche di scrittura il cui influsso non è stato finora studiato». (Xavier Nueno)
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