Mi interessa la gente perché ne faccio parte. Dialoghi con le scuole

Mi interessa la gente perché ne faccio parte. Dialoghi con le scuole

«È bello per uno scrittore essere letto cosí con attenzione ed affetto quasi con un'ansia retrospettiva da lettori che non lo conoscono e che potrebbero essere suoi nipoti». (Primo Levi) Per oltre vent'anni Primo Levi ha dialogato con le scuole, entrando nelle classi di tutta Italia o rispondendo per lettera alle domande degli studenti. I ragazzi, spesso alunni delle scuole medie, arrivano a lui dopo aver letto Se questo è un uomo o La tregua e, a partire da quei libri, lo interrogano sull'esperienza nel Lager, sulla storia e sul presente, ma anche sulle paure, le scelte e le responsabilità personali. Le lettere - di andata e ritorno - mostrano il rapporto che Levi costruisce con quelle che potremmo considerare le generazioni dei suoi figli e dei suoi nipoti, trattando i suoi interlocutori da pari a pari. Ne emerge un uomo lontano dal monumento e vicino alla pratica quotidiana della testimonianza: uno scrittore che considera il dialogo con i giovani una parte essenziale del proprio lavoro, e che affida alla parola chiara, alla precisione e all'ascolto un compito formativo profondo. Un corpus di straordinaria ricchezza umana e civile che parla della memoria come ricerca ed esercizio critico, dell'educazione come confronto, e del valore etico di una letteratura da non limitarsi a leggere, ma da discutere, interrogare, condividere.
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