Icaro involato
Siamo nella Parigi fine secolo: lo scrittore Hubert Lubert ha da poco intrapreso un nuovo romanzo, quando si accorge che il protagonista è scomparso...Si era già dato il caso di personaggi che prendono la mano all'autore, o che gli sfuggono di mano, o che si fanno sfuggenti. Da un modo di dire all'altro si arriva così a questo Icaro, che prende la fuga e prende il volo dal manoscritto; si invola, o è involato, volerà con le proprie ali. Prende alla lettera la finzione che lo ha messo al mondo, e si mette a girare il mondo (cioè "la vasta Parigi"), aprendo il varco a uno sparuto sciame di fratelli e cugini. Guarda, beve, ama, studia, lavora, vola per davvero, e alla fine precipita. Perché dopo tutto, oltre tutto, questa è una delle tante storie che si leggono nei romanzi.In Queneau, il personaggio narrativo non è mai una nozione ingenuamente convenzionale, non si fonda, per esempio, su un insieme di caratterizzazioni psicologiche precostituite come sua essenza individuale; tende a definirsi piuttosto come un modo di stare tra gli altri, di parlare con gli altri. Le figure di Icaro involato sembrano fatte di socialità pura, di pura relazionalità , si colorano delle loro forme di socievolezza, si risolvono nel tessuto connettivo del linguaggio. Tanto è vero che il libro si regge interamente sul dialogo.
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