La città di Enne

La città di Enne

Un bambino sensibile e desideroso di forare con l'amicizia il muro della solitudine, sistematicamente diseducato da una mamma di strampalata grettezza, estasiata che l'amica abbia vinto alla lotteria con il biglietto comprato dal defunto marito ("avevo sempre avuto il presentimento che da questo matrimonio qualcosa di buono ne sarebbe uscito") e che il figlio faccia amicizia con un ragazzino facoltoso da cui apprende che Don Chiscitte era uno scemo. E' la storia tragicomica di un'anima che vorrebbe essere bella ma è costretta dalle circostanze a un'escalation di fraintendimenti. A cominciare dall'idealizzazione di quella 'città di Enne' in cui Gogol' aveva ambientato le sue anime morte. La letteratura resta l'unico rifugio, l'infelice scolaro fantastica di incontrare i personaggi di cui legge, in particolare l'ineffabile principe Myskin, l'idiota dostoevskiano. Senza peraltro mai pensare ad emanciparsi dall'attacamento struggente per una maman tutta immersa nell'opacità reazionaria dell'estrema destra antisemita e nella più vergognosa piaggeria verso i potenti. Quando alla fine un possibile amico pare materializzarsi nel figlio di un seguace di Tolstoj, è troppo tardi, il danno è fatto, e il povero sognatore allo sbando viene sdegnosamente respinto. Assapora allora il frutto amarissimo di una devastante diseducazione sentimentale, di cui solo in fine di romanzo riesce a vedere la portata, con l'ausilio di un paio di lenti.Pia Pera
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