Fiasco

Fiasco

Chiuso in un minuscolo appartamento nel quartiere popolare di una città senza nome, forse Budapest, un uomo, 'il vecchio', sta cercando di scrivere un romanzo, "Fiasco", appunto, che leggeremo man mano che prende forma sui fogli che inserisce nella macchina da scrivere. La sua attenzione si fissa sugli oggetti che lo circondano, descritti con ossessiva minuzia nel vano tentativo di penetrarne un senso nascosto, poi torna al passato, alla lettera di rifiuto e di totale incomprensione che ha accolto il suo precedente libro, "Essere senza destino", poi di nuovo al presente, e alle dure necessità economiche che lo opprimono. Nulla, però, è davvero descrivibile, nulla è comunicabile: ogni tentativo è destinato al fiasco. Il romanzo contenuto nel romanzo inizia con un viaggio, anzi con un arrivo: Kòves - ancora un richiamo a "Essere senza destino" - giunge in una città sconosciuta. Le autorità che lo accolgono gli consegnano un documento che rappresenta la sua identità provvisoria, un'identità di cui si appropria quasi inavvertitamente, giorno dopo giorno, con la complicità degli altri. In una città dominata dall'angoscia, dalla paura di essere deportati - chiara l'allusione al regime di Ràkosi, che segnò un'epoca di vero terrore stalinista nella storia dell'Ungheria tra il 1948 e il 1953 -, Kòves incontra i residui di un'umanità che un tempo aveva avuto dei sogni, delle aspirazioni e che, adesso, deve confrontarsi con il grigiore di una realtà oppressiva in cui nessuno può realizzarsi. Dato alle stampe alle soglie dei grandi mutamenti del 1989, "Fiasco" si misura con una delle più grandi ossessioni dell'uomo esteuropeo: lo scacco della libertà si presenta, dall'altra parte del 'muro', come il fallimento nella ricerca della felicità. È un fallimento in cui anche lo scrittore si riconosce: per lui scrivere è una professione come un'altra, e non è neanche importante che il libro sia buono o cattivo. Kòves si impone, come in ogni altra qualsiasi professione, di continuare a produrre libri ma, al tempo stesso, sa bene che comunque non riuscirà mai a influire sullo stato delle cose.
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