Il giardino dei fiori mai nati

Il giardino dei fiori mai nati

Metà del volto di Nina è una mappa di cicatrici che nessuno ha il coraggio di leggere. Ma questo non è l’unico motivo per cui il mondo sembra evitarla. Costretta a seguire il padre nei suoi innumerevoli spostamenti, ha cambiato troppe città per mettere davvero radici. L’unica amicizia che non l’ha mai abbandonata è quella di Sylvia Plath, a cui affida pensieri e dolori a margine dei suoi libri, che porta sempre con sé. Persino ora che è tornata in Italia, Nina resta un incendio senza fumo, silenzioso, nascosto sotto le braci. Un incendio che nessuno ha mai notato, almeno finché non conosce Diego, che il padre ha assunto per curare il giardino. Con i suoi dreadlock e le camicie sbottonate, Diego la guarda senza provare ribrezzo, la sfida con il suo sarcasmo e con la sua presenza costante. È un sole che costringe anche il girasole più timido a sollevare il capo. Ma, dietro a quel sorriso, si nasconde un ragazzo che ha rinunciato ai suoi sogni e convive con un trauma che non riesce a superare. Per Diego, Nina è un germoglio in un giardino apparentemente arido. All’inizio lei prova a respingerlo, ma sotto la diffidenza si nasconde la fragilità di chi legge nell’altro lo stesso alfabeto di dolore. Finalmente Nina ha trovato qualcuno che per la prima volta scommette su di lei, e Diego il coraggio di credere ancora in qualcosa. Tra i due scoppia un incendio indomabile. Ma il vuoto e la mancanza di ossigeno rischiano di spegnere le fiamme. Anche quelle che divampano più alte di tutte.
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