Decadenza romana o tarda antichità? (III-VI secolo)
«Il passaggio dalla Grecia classica all’Europa moderna non si è realizzato attraverso una filiazione diretta. Tra le due vi è stato spazio per delle mediazioni: quelle del Rinascimento umanista e della cristianità medievale. Gli storici hanno imparato a riconoscere l’importanza di un’altra mediazione, quella operata dalla civiltà tardo antica» – Henri-Irénée Marrou La tarda antichità è la più recente tra le ripartizioni delle epoche storiche, ma questo non le ha risparmiato i pregiudizi e le forzature ideologiche che hanno coinvolto altre età, il Medioevo primo fra tutte. I secoli tra il iii e il vi dopo Cristo sono rimasti a lungo segnati dall’etichetta di un’età di decadenza e barbarie, stanco tramonto del mondo romano. Soltanto a partire dai primi decenni del xx secolo, grazie ad Alois Riegl e alla scuola viennese di storia dell’arte, si è cominciato a distinguere tra declino e trasformazione e a isolare il lungo periodo a cavallo della caduta dell’impero romano d’Occidente, riconoscendogli caratteristiche che ne facevano una civiltà originale, socialmente dinamica, ricca di spiritualità, creatività e fecondità culturale. Un’epoca di grande vivacità, se comprende figure come Plotino, Costantino, Agostino, Benedetto da Norcia, Cassiodoro, Teodorico, Boezio. Gli storici hanno ripreso quella intuizione e la tarda antichità è diventata oggetto di un crescente interesse. “Decadenza” è un topos culturale e un giudizio morale, non una categoria storiografica. Per questo, il volume di Marrou è una lettura illuminante, manifesto di una storiografia capace di sollevarsi oltre i pregiudizi, anche i propri; un’agile sintesi che ci offre il profilo di un’età tanto complessa quanto affascinante, indispensabile per comprendere i secoli medievali e quindi la nascita del mondo moderno. Introduzione di Claudia Lo Casto.
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