Moltitudine. Guerra e democrazia nel nuovo ordine imperiale

Moltitudine. Guerra e democrazia nel nuovo ordine imperiale

"La possibilità di una democrazia globale sta emergendo solo oggi per la prima volta. Questo libro verte su questa possibilità, che chiamiamo 'progetto della moltitudine'." Così comincia il nuovo, atteso libro di Michael Hardt e Antonio Negri. "Impero" era stato salutato come il più importante tentativo di interpretazione della nostra epoca, per la visione - profondamente nuova - di un mondo in cui il sistema degli stati-nazione ha ceduto gran parte della sua egemonia a una rete di potere che comprende i principali stati nazionali, le istituzioni come Banca mondiale e Fondo monetario e le maggiori imprese capitalistiche. Oggi Hardt e Negri mostrano come gli individui che vivono nel mercato globale e ne subiscono le ineguaglianze - la moltitudine, "l'alternativa vivente che cresce all'interno dell'Impero" - possano trarre vantaggio dalle trasformazioni apportate dall'impero per sovvertire l'impero stesso. La globalizzazione, infatti, ha due volti: uno è quello dell'ordine imperiale, delle sue gerarchie, dell'omologazione; l'altro è la possibilità di nuovi circuiti di informazione e collaborazione che attraversano le nazioni e i continenti, facilitando un illimitato numero di incontri. Secondo gli autori, la globalizzazione è dunque il passo più radicale verso la liberazione dell'umanità dopo il rovesciamento del vecchio ordine feudale ad opera della rivoluzione industriale. Sul cammino della democrazia, tuttavia, c'è un ostacolo immane: la guerra, lo stato di guerra permanente, globale e inevitabile che l'impero utilizza come forma di dominio. Questo libro è stato scritto, in gran parte, tra l'11 settembre 2001 e il conflitto in Iraq del 2003: per questo la prima sezione è tutta dedicata all'esame della guerra postmoderna e delle sue contraddizioni. La sezione centrale illustra la natura della nuova classe globale che si sta costituendo, la moltitudine. L'ultima sezione sconfina intenzionalmente nell'utopia, o piuttosto nell'immaginazione del futuro possibile, la democrazia: per quanto possa apparire una prospettiva remota, la democrazia è la sola risposta alle questioni più pressanti del presente, l'unica via d'uscita dall'angoscia della guerra perpetua. Ricerche bibliografiche di Stefano Visentin.
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