Freakonomics. Il calcolo dell'incalcolabile

Freakonomics. Il calcolo dell'incalcolabile

C'è un perché inoppugnabile al fatto che la maggioranza degli spacciatori di droga viva ancora a casa con la mamma; che molti professori poco dotati siedano in cattedra perché seguono le stesse, stravaganti regole del campionato di sumo; che il nome di battesimo faccia la differenza e possa esporre a una seria discriminazione razziale. Un giovane, brillante economista di Harvard mette da parte le formule, le griglie interpretative e tutta l'ortodossia della sua disciplina per esplorare con fermezza, rigore e squisita ironia il "dietro le quinte" della società occidentale; non sa che farsene delle teorie e dice di non essere neppure bravo in matematica. Ma ha una straordinaria capacità nell'intuire le relazioni tra fatti apparentemente lontani e far convergere, con il tocco di penna di un cronista navigato, aneddoti, dati statistici e ricerche sociologiche che mai sarebbero finiti su uno stesso foglio. Non gli interessano le alchimie dei mercati azionari ma i fenomeni sociali e culturali che sono al centro della vita di ogni giorno così come delle cronache dei giornali: dal livello di criminalità alla qualità dell'istruzione scolastica, dai meccanismi che regolano la compravendita delle case al rapporto genitori-figli. Per essere buoni genitori - così come per capire il mondo che ci circonda - bisogna andare oltre il comune buon senso, prendere le distanze dalla "conventional wisdom", diffidare sempre delle spiegazioni più ovvie e preconfezionate. "Freakonomics" non ci dice solo il cosa, ma soprattutto il come e il perché: un modo e un metodo per essere consapevoli di cosa effettivamente succede nella società occidentale.
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