Forme del popolo di Dio tra comunità e fraternità

Forme del popolo di Dio tra comunità e fraternità

A cinquant'anni dal Concilio Vaticano II si ha l'impressione che ancora oggi la Chiesa non riesca a immaginarsi in una sua forma ideale e, quindi, neanche a darsi con decisione un nome con cui abitualmente chiamarsi. Il lessico risulta affollato di termini: Chiesa, popolo di Dio, Chiesa cattolica, Chiesa universale, "universa Ecclesia", Chiesa locale, Chiesa particolare, diocesi, comunità diocesana, "Chiesa che è in...", parrocchia, comunità parrocchiale , fraternità, comunità religiosa, associazione cattolica, movimento cristiano, ecc . L'idea che ha avuto più vasto e più lungo corso in questi ultimi decenni, per la sua capacità di cogliere la Chiesa nella sua esperienza concreta è stata, indubbiamente, quella di comunità. E tuttavia il termine "comunità", che non viene dalle fonti bibliche, come il termine "popolo", né dalla tradizione liturgica come "famiglia", risulta carico di non poche antinomie. Perché, allora, non pensare ad un altro termine, che ne accolga tutte le istanze positive e le arricchisca di proprie? E se questo nome teologico fosse la "fraternità"?
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