Mario e il mago
Scritto e ambientato negli anni Trenta, il racconto Mario e il mago narra una tragica esperienza di “viaggio in Italia” e si ispira a fatti accaduti alla famiglia Mann nell’estate del 1926 durante una vacanza a Forte dei Marmi. La cittadina, nel racconto appena mascherata dietro il nome fittizio di Torre di Venere, è avvolta in un’atmosfera afosa e vagamente xenofoba, di cui i Mann si ritrovano a fare le spese. Per dimenticare i tanti sgradevoli contrattempi i genitori portano i figli a vedere lo spettacolo del famoso mago Cipolla, che si rivela essere un volgare e improvvisato illusionista. Più volte il narratore e la moglie vorrebbero abbandonare lo spettacolo e non assistere alla manipolazione, umiliante, degli spettatori, ma sono paralizzati in una «specie di contagio della licenziosità generale», diventando a loro volta vittime del mago. «Al tempo in cui lo scrissi», confessò Thomas Mann, «non credevo alla possibilità di un Cipolla tedesco. Era una sopravvalutazione patriottica del mio paese.» Questo Cipolla che Mann riteneva impensabile in Germania è naturalmente il controverso protagonista del racconto, il «mago» che per i suoi modi autoritari e la sua capacità di manipolare la volontà altrui faceva pensare a Mussolini. Giorgio Zampa, che aveva avuto qualche reticenza nel tradurre temendo che Mario e il mago fosse un libro anti italiano, spiega nell’introduzione di essersi alla fine deciso perché la storia, pervasa da una pietas altissima, servisse da monito e civile rieducazione. Perché non potesse più ritornare quell’atmosfera inquinata e pesante di «sovraeccitazione, irritabilità, umor agro» come scrive Mann all’inizio del racconto.
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