Il potere della distruzione creatrice. Innovazione, crescita e futuro del capitalismo

Il potere della distruzione creatrice. Innovazione, crescita e futuro del capitalismo

«Esiste un modo per regolare il capitalismo: è sufficiente impugnarne saldamente le redini per guidarlo dove vogliamo». Davvero è così semplice governare l'economia? Dobbiamo rassegnarci a uno Stato onnipresente che tassa l'innovazione per proteggere posti di lavoro? O è realistico puntare su un triangolo virtuoso formato da imprese, Stato e società civile per tornare a crescere? Da uno dei maggiori economisti francesi un'indagine controcorrente, per ripensare alle radici le dinamiche della concorrenza, la gestione del debito pubblico, l'idea stessa di sviluppo sostenibile.«Aghion applica le idee di Schumpeter ai temi più attuali del dibattito economico. Il risultato è un libro autorevole e sorprendentemente ottimista» – The Economist«Provocatorio e rigoroso allo stesso tempo, una pietra miliare nelle riflessioni sul futuro delle nostre società» – Jean Tirole, premio Nobel per l'economia 2014Rifondare il rapporto tra politica, imprenditori e società civile. È questa la sfida epocale, che va ben oltre quella di opporsi al declino del capitalismo, lanciata da Philippe Aghion. Una sfida che coinvolge il futuro della democrazia, seriamente in pericolo nel momento in cui, come ha scritto Martin Wolf, «plutocrazia e demagogia si alleano. Promuovendo una maggiore comprensione, questo libro potrebbe aiutarci a evitare tale destino». Gli autori non si limitano infatti a raccontare in modo chiaro e convincente alcune grandi intuizioni e scoperte, ma ci spingono a domandarci se e come possano aiutarci a sostenere i veri motori della produttività, l'innovazione e quella «distruzione creatrice» che Joseph Schumpeter definì rivelando la contraddizione intrinseca al capitalismo, in cui gli innovatori tendono a diventare monopolisti e a restare tali, a discapito proprio dello sviluppo. Questo affascinante viaggio nei segreti della crescita economica parte da alcuni snodi storici, interrogandosi sulle ragioni per cui l'industrializzazione ha avuto inizio in Europa e non, ad esempio, in Cina, civiltà non meno ricca di grandi ingegni e invenzioni rivoluzionarie. Vengono poi smontate false verità e sterili radicalismi, come le stravaganti proposte di chi vorrebbe tassare i robot per contrastare la disoccupazione, adottare misure protezioniste per ridurre la concorrenza o addirittura promuovere una crescita di segno negativo per scongiurare il cambiamento climatico. Infine, si analizzano e mettono a confronto varie realtà, tentando di conciliare gli aspetti virtuosi di un modello come gli Stati Uniti, fortemente orientato all'innovazione, con il cosiddetto «miracolo danese», dove un mercato del lavoro ricco di tutele ma niente affatto rigido permette di avere garanzie più estese e durature in cambio di maggiore flessibilità.
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