Il sentiero del picchio verde. Ediz. a colori
La narratrice, ancora bambina, si racconta e ci racconta la sua infanzia negli anni '60, il paese, le figure portanti della sua vita: la nonna, la mamma, il padre e gli adolescenti della comunità rurale in cui è radicata. Bucoliche descrizioni rendono questo racconto magico, bellissimo con le sue campagne infuocate dal sole o gelate d'inverno, con le voci delle massaie che popolano le fontane, con i ritmi della giornata scanditi dal lavoro dei campi. È un mondo ormai perso, quello descritto dagli occhi della protagonista ancora bambina; uno spaccato di realtà e valori della cultura contadina ormai smarrito, in cui si affaccia, però, prepotente, la volontà della protagonista come di tutte le adolescenti dell'epoca, di riscatto, di emancipazione, di maggiore libertà . "Le nostre mamme, zie, nonne, sono dimesse, sobrie, non amano i colori vistosi, gli abiti ricercati, non usano cosmetici, vestono con semplicità . Per non parlare delle contadine costrette a portare avanti i lavori pesanti nei campi e nelle stalle, dai piedi crepati, le mani callose, la pelle indurita dal sole dell'estate e dal freddo dell'inverno, che portano vestagliette di tela, il ciuccio e il fazzoletto legato sotto la nuca. Non riusciamo a cogliere la bellezza nell'abbigliamento delle nostre donne, solo la fatica, la sottomissione, la rassegnazione. Noi adolescenti non vogliamo vivere tra le pene e le rinunce, non vogliamo indossare gli abiti dei nostri genitori. Desideriamo sentirci emancipati e la Festa del Patronato Scolastico è l'unica che ce ne offre almeno l'illusione." Con minuzia di particolari, l'autrice ci propone una carrellata di personaggi e storie di altri tempi, offrendo agli occhi del lettore piccoli quadri di un'epoca tanto lontana quanto concreta e autentica, dove la povertà era un denominatore comune ai più ma la bontà , l'altruismo e il bene reciproco rendevano tutto sopportabile.