Foglio. In cui certamente qualche cosa è stampata (1764)

Foglio. In cui certamente qualche cosa è stampata (1764)

Nella sequenza di 'storie' del giornalismo veneziano del Settecento che prende avvio all'"Introduzione" di Scipione Maffei al "Giornale de' Letterati d'Italia" (1710) e passa attraverso quella di Angelo Calogerà a "La Minerva" (1762), questo anonimo "Foglio" assume il ruolo di intelligente registrazione dei mutamenti intervenuti nei primi anni sessanta del secolo, quando, a un modello di giornalismo 'erudito' entrato irrimediabilmente in crisi, si risponde con la nascita dei periodici letterari 'd'opinione' e di quelli scientifici. Le voci che più vi risuonano sono allora quelle di Gasparo Gozzi, di Francesco Griselini e soprattutto di Giuseppe Baretti, al centro, con la sua "Frusta letteraria", di una furibonda polemica, qui rievocata in uno dei suoi momenti cruciali con vivace autonomia di giudizio e con una spigliata ironia che indulge alla satira. Completa questa edizione un altro documento di storia del giornalismo veneziano: l'altrettanto anonima, e successiva, Istoria delle gazzette, dove si ripercorrono le origini e gli sviluppi, ancora una volta in prospettiva veneziana, del quotidiano 'di pubblica informazione'.
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