Storie di contrabbando e contrabbandieri

Storie di contrabbando e contrabbandieri

Se al posto di accettare la narrazione ufficiale si chiede direttamente alle popolazioni di confine cos’è per loro il contrabbando, a mutare radicalmente è la stessa concezione di lecito e illecito. Come appunto dimostrano queste ricerche sul campo condotte in vari paesi del mondo non-occidentale: dall’Etiopia al Guatemala, dall’Afghanistan allo Zimbabwe, dal Kurdistan al Bangladesh. D’altronde, sono proprio le comunità di confine l’humus socioeconomico e culturale da cui emerge la figura del contrabbandiere. Ma lungi dall’essere percepito come un «bandito», o come lo spietato «trafficante» evocato da Stati-nazione e organismi internazionali, il contrabbandiere è considerato un membro pienamente integrato nella sua comunità che svolge un lavoro moralmente lecito. Da qui a farne un eroe romantico il passo è lungo, come sanno bene gli autori di questi saggi. Ma di certo il loro sguardo dal basso consente una contro-narrazione che rimette al centro le persone reali, e non le loro rappresentazioni giuridiche, insieme alle pratiche informali con cui affrontano le disuguaglianze globali e le restrizioni alla libera circolazione.
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