Stranieri in patria. La saga dei Benvenuto
Il giorno di San Martino del 1930, con una nave proveniente dall’India, sbarcò a Venezia una famiglia che per la singolarità dei suoi componenti si distingueva facilmente tra la massa degli altri passeggeri. L’ufficiale alla dogana capì facilmente di non trovarsi di fronte al solito emigrato che rimpatriava più povero di quando era partito ma ad uno dei pochi baciati dalla fortuna. Giuseppe Benvenuto tornava in Italia dopo più di trent’anni trascorsi a lavorare a Bombay, Calcutta e infine a Darjeeling, ai piedi dell’Himalaya. Rientrava in patria con una numerosa famiglia che si era formato al di là del mare. Portava nel cuore il ricordo del suo Paese: una giovane monarchia liberale che ritrovava invece nelle vesti di un regime autoritario. Il ricongiungimento con le sorelle, così fortemente desiderato nei tanti anni trascorsi lontano da casa si rivelò alla resa dei fatti difficile, per l’incomunicabilità che presto si venne a manifestare fra la sua famiglia e quella di origine.
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