Il Requiem di Mozart. La storia, i documenti, la partitura

Il Requiem di Mozart. La storia, i documenti, la partitura

L'incarico di comporre una messa funebre era certamente un fatto ordinario per un compositore vivente nel 1791. Se però il compositore è un Mozart, se il committente (disposto peraltro a pagare senza discussioni una cifra non da poco) rimane segreto, servendosi di un messaggero, se poco dopo la commessa sopravviene una malattia, se la malattia si rivela mortale, se pertanto questa diventa l'ultima opera del compositore e se addirittura egli non riesce a terminarla prima di una morte le cui cause la medicina di quel tempo non è in grado di chiarire, allora una commissione del genere si carica di significati sinistri che possono scatenare, e di fatto scatenano una proliferazione di leggende che tuttora colorano con la loro luce, o la loro ombra, questo Requiem. Se poi si aggiunge a tutto ciò la necessità economica, per la vedova, di far concludere l'opera in gran segreto (non sia mai il committente respinga la merce e addirittura richieda indietro l'anticipo) e di spacciarla per integralmente autentica fino al limite della menzogna, e oltre, eccoci in possesso di tutti gli elementi per comprendere come mai storici e musicologi abbiano dovuto caricarsi di un secolare lavoro di sbroglio e di indagine durato fino ai giorni nostri.
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