Furore e declino dell'improvvisazione. Nel concerto pianistico dell’Ottocento

Furore e declino dell'improvvisazione. Nel concerto pianistico dell’Ottocento

Nei primi due o tre decenni del diciannovesimo secolo, l’improvvisazione era parte integrante della formazione di quasi tutti i tastieristi e i compositori di livello avanzato, come pure di parecchi musicisti amatoriali. Nessuno si sarebbe meravigliato nell’ascoltare un tastierista o un violinista suonare estemporaneamente nei salotti, nei concerti e nelle chiese. Verso il 1830 si registrò un rapido declino dell’improvvisazione e del prestigio che da essa si poteva ricavare, tuttavia il forte slancio dell’attività residuale la mantenne in vita. Dopo il 1850 il calo fu più deciso e verso la fine del secolo pochi musicisti improvvisavano ancora pubblicamente in altri contesti che non fossero quelli delle chiese. Tuttavia, parallelamente a questo processo storico, il romanticismo letterario diede vita a una nuova, attraente idea di improvvisazione, che conquistò terreno come incarnazione mitica, e non più reale, dell’atto improvvisativo proprio a causa del declino della pratica musicale. Negli scritti degli autori romantici, l’improvvisazione accumulò un sovraccarico di associazioni positive – con la libertà, la spontaneità, la naturalezza – che trovarono espressione nella critica musicale, nella poesia, nei romanzi e nelle opere per il teatro. Il mondo musicale si era lasciato alle spalle le improvvisazioni vere e proprie, ma voleva richiamarle indietro in una sorta di forma ripensata o riflessa. Nessuno incarna questo paradosso meglio di Richard Wagner, che fu profondamente lontano dall’estemporaneità espressiva nelle sue opere, ma che tessé le lodi dell’improvvisazione nel suo saggio “Sul destino dell’opera” e creò per il teatro le figure di due trovatori il cui canto improvvisato è una delle modalità dell’azione eroica. Questo studio vuole ricostruire l’improvvisazione del passato in un’ottica performativa più completa – cioè, con attenzione a tutti i fattori che contribuirono alla significanza dell’evento, ivi inclusi i gesti e gli sguardi dell’esecutore. Attingendo a un corpus esteso e diversificato di fonti d’epoca, Gooley ricostruisce le strategie retoriche e formali che informavano la pratica dell’improvvisazione libera e individua l’estetica che essa sottendeva, e insieme le ragioni storico-sociali che motivarono questa transizione da un’era nella quale il suonare libero era cosa comune, ma passava piuttosto inosservata, a una nella quale la pratica era ridotta ma l’immaginario improvvisativo aveva ampio spazio; da un’era in cui l’improvvisazione incarnava il paradigma di un atto sociale di fruizione musicale condivisa a una in cui rappresentava un ideale mitico di spontaneità, genio e virtuosismo, tipico dell’estetica romantica, che ancor oggi continua a esercitare il suo fascino sull’immaginario musicale contemporaneo.
Al momento non disponibile, ordinabile in 3 settimane circa

Dettagli Libro

Libri che ti potrebbero interessare

Naxos, Taormina
Naxos, Taormina

Scifo Antonino
Naxos, Taormina. Ediz. inglese
Naxos, Taormina. Ediz. inglese

Antonino Scifo, G. Andolina
Noto
Noto

Scifo Antonino
Noto. Ediz. inglese
Noto. Ediz. inglese

Antonino Scifo, G. Andolina