La diagnosi psicopatologica. Le parole di ieri per la clinica di oggi

La diagnosi psicopatologica. Le parole di ieri per la clinica di oggi

Dal 1980, anno di pubblicazione della terza edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association (DSM-III), la diagnosi psicopatologica è fondata su criteri precisi e riproducibili, i cosiddetti ‘criteri operazionali’. La descrizione dei disturbi riposa dunque quasi esclusivamente sull’elencazione di questi criteri, che sono essenzialmente riconducibili ai sintomi. Agli albori del Novecento la psicopatologia era invece descritta in termini narrativi, e il paziente tipico veniva tratteggiato con dovizia di particolari, prestando attenzione alle sfumature più lievi; veniva raccontato in misura dinamica, ponendo l’accento sull’evoluzione della patologia, sul rapporto tra i sintomi, senza tralasciare l’impatto del disturbo sulla vita sociale e relazionale. I grandi psicopatologi davano vita a ritratti ricchi e avvincenti, in grado di ricreare il quadro vivo del paziente, il prototipo di un disturbo che si imprimeva nella mente anche di chi non aveva consuetudine con la clinica. Il rovescio della medaglia era rappresentato dalla mancanza di uniformità, dalla soggettività, dall’assenza di quella riproducibilità oggi imprescindibile in campo scientifico. L’autore mette a confronto le descrizioni della psicopatologia di ieri con i criteri diagnostici di oggi (DSM-5-TR e ICD-11); ne scaturisce una sintesi accurata, in cui al centro dell’attenzione clinica sono i pazienti, non i sintomi, senza tralasciare per questo la rigorosa obiettività delle diagnosi di oggi. Forme che non trovano più cittadinanza nella nosografia contemporanea, come neurastenia, isteria, parafrenia sono analizzate e scomposte alla luce degli odierni sistemi classificativi. Analogamente, alcune peculiarità del fatto clinico, ben evidenziate in passato ma oggi trascurate, vengono recuperate anche nella nosografia attuale usando con più attenzione gli strumenti forniti dagli attuali sistemi diagnostici. L’orientamento profondo e descrittivo che ha guidato la psicopatologia del secolo passato è quindi ben integrabile nella clinica attuale, e il lettore, tanto il professionista che desidera storicizzare le sue conoscenze quanto il medico in formazione, sarà guidato verso la diagnosi attraverso antiche narrazioni non prive di valore letterario, perché un’analisi più consapevole di quanto si osserva e si ascolta dal paziente può fare da argine alla deriva verso la superficialità e l’eccessiva semplificazione di cui la clinica odierna è troppo spesso permeata.
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