Il principio di essenzialità. Profili costituzionali del conferimento di poteri fra Stati e Unione europea

Il principio di essenzialità. Profili costituzionali del conferimento di poteri fra Stati e Unione europea

Mentre gli spettri della crisi tornano ad agitarsi sull'Europa, la traiettoria dell'integrazione sembra ferma a un binario morto. Alla rivendicazione del primato del diritto dell'Unione si oppongono argomenti identitari che ne scuotono gli equilibri costituzionali. Si avverte l'esigenza di ricostruire un principio di diritto costituzionale europeo che declini i rapporti Stati-Unione secondo un alfabeto comune. Questo principio deve cimentarsi con l'insegnamento più alto delle costituzioni del dopoguerra: la centralità della persona nel suo diritto-dovere di auto-determinarsi, singolo e membro di una collettività di eguali. Il principio di essenzialità germoglia su un terreno che il pensiero costituzionalistico applicato a uno spazio aperto qual è l'Unione ha in apparenza trascurato: quello che lega tutela dei diritti e assetti istituzionali. Mirando ad assicurare l'eguaglianza di Stati e cittadini in seno all'Unione, sancita dagli articoli 4(2) e 9 del TUE, questo principio stabilisce che un atto giuridico dell'Unione non può rivendicare obbligatorietà là dove susciti un dissenso intollerabile, segno di carente auto-normazione e quindi d'inaccettabile diseguaglianza. La misura di tale dissenso è data dal rapporto fra due grandezze: l'interpretazione della base giuridica - il mandato istituito col conferimento - e l'invasività degli effetti prodotti, da valutare anche in relazione alla contiguità della materia con l'area dei diritti fondamentali.
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