Appartenenze sconosciute. Politiche della traduzione culturale

Appartenenze sconosciute. Politiche della traduzione culturale

Intorno a ciò che si definisce appartenenza aleggia una semantica che generalmente riconduce alla velleità di una padronanza se non all'egoismo di una proprietà. Sia essa intesa nella sua declinazione politica o religiosa, sessuale o etnica, geografica o economica, l'appartenenza sarebbe, in questa veste, qualcosa di esclusivo con pretese onnicomprensive, una condizione naturalizzata da difendere con dispetto e gelosia. Persistono altre modalità di farne esperienza e di promuoverne le potenzialità: di fianco al suo aspetto possessivo risiedono quegli altri dell'appropriatezza, della pertinenza, dell'adeguatezza. Attitudini che caratterizzano l'appartenere come una condizione storicamente acquisita, socialmente filtrata, psicologicamente dinamica e antropologicamente plastica alle realtà che pungolano in corso d'opera. Qualità culturali di cui si arriva a disporre attraverso un partecipato ri-conoscimento della propria storia come percorso prospettico, del proprio interesse come essere coinvolti, del proprio come impensato. Nell'ordinarietà delle pratiche tale riconoscimento può eludersi e contrastare, ma anche abilitarsi alla coesistenza, può intorpidirsi tra le retoriche ufficiali o resistervi facendo leva sull'esercizio critico e riflessivo della traduzione culturale.
Momentaneamente non ordinabile

Dettagli Libro

Libri che ti potrebbero interessare

La solitudine dell'Occidente
La solitudine dell'Occidente

Khaled Fouad Allam
Maria Antonietta. L'ultima regina
Maria Antonietta. L'ultima regina

Evelyne Lever, M. Mendolicchio
Il bambino di Noè
Il bambino di Noè

A. Bracci Testasecca, Eric-Emmanuel Schmitt