Buongiorno, coglioni!

Buongiorno, coglioni!

Max è l'impiegato che nessuna azienda vorrebbe come dipendente e nessun uomo di buona volontà come collega. E un filosofo del fancazzismo, il Picasso delle scuse creative, il Rommel delle note spese truccate. Uno che per selezionare un collaboratore applica il metodo del "basket recruiting": prendi dei curricula a casaccio, li appallottoli, ci giochi a basket con il cestino della carta e contatti i canestri mancati. Uno che per vincere la noia spara yogurt dalla finestra e che frastorna con alati versi le colleghe racchie in cambio di prosaici favori. E che per farsi la stagista tutta curve non esita a spacciarsi per esperto di Nietzsche dopo aver letto una pagina di introduzione. Ma lui non ha coscienza, non si pente, lui si dimette mentalmente ogni mattina, si considera il Che Guevara dei colletti bianchi, con l'unica missione di opporsi all'omologazione, alla morte dell'individualità e alla logica del profitto. Non vuole far la fine dei colleghi che lui chiama cloni, tutti uguali, allampadati, incravattati e con l'umorismo di un fascicolatore. Con lucidità politicamente scorretta, Max fa un ritratto impietoso della vita aziendale con i suoi meccanismi deliranti e anche un po' perversi. Un Camera Café al vetriolo.
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