Il banchetto dell'emiro

Il banchetto dell'emiro

Il giallo letterario dell'estate del 1982 riguardava l'identità dell'autore di un romanzo pubblicato in questa stessa collana: "Il mirto e la rosa" di Gamila Ghali. Il manoscritto era stato consegnato a Roma a Leonardo Sciascia da un'anziana signora di origini siciliane, Annie Messina, che aveva accreditato come autrice una fantomatica amica italo-egiziana. "Il mirto e la rosa" era in realtà opera della stessa Annie Messina, che aveva abbandonato da tempo una promettente carriera di scrittrice per dedicarsi esclusivamente all'arte esigente e faticosa della traduzione letteraria: non volendo approfittare della rinnovata notorietà della zia Maria Messina, le cui opere venivano proprio allora ripubblicate ne "La memoria", si era inventata lo pseudonimo e l'amica di Alessandria d'Egitto, dove aveva vissuto per vent'anni in gioventù. Dopo il grande successo della prima edizione, "Il mirto e la rosa" fu ripubblicato con il vero nome dell'autrice che, novella Shéhérazade, gli fece seguire altre storie collocate su di uno sfondo da "Mille e una notte". "Il banchetto dell'emiro", che presentiamo ad un anno dalla scomparsa di Annie Messina, narra di un altro amore "assoluto e totale, del nostro tempo e di ogni tempo", ancor più incondizionato perché non dichiarato.
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