Non voltarti

Non voltarti

"Non voltarti" disse John alla moglie, "ma c'è una coppia di vecchiette un paio di tavoli più in là che stanno cercando di ipnotizzarmi".Due coniugi inglesi, in viaggio per dimenticare, si aggirano per una Venezia calda, intensamente odorosa, gravida di immagini di sinistra allusività. Alberghi, ristoranti, calli, gondole e vaporetti, tutti i luoghi comuni del turismo lagunare vengono piegati dalla scrittura nervosamente visiva di Daphne du Maurier a teatro di una sventura il cui avverarsi andrà via via travolgendo i buoni propositi di salutare distrazione, lo sforzo di razionalizzare quanto accade, infine - ultimo ad arrendersi - l'inglese 'sense of humour'. La du Maurier abbandona personaggi e tematiche del gotico ottocentesco e delle sue serializzazioni cinematografiche per restituire il genere alla sua nudità archetipa: tanto in "Non voltarti" che nell'altro racconto che qui presentiamo, "Il melo", la comunità dei morti - prima in modo sommesso, poi sempre più insistente - reclama presso di sé i vivi, e alla fine tende loro, imperiosa, la mano.
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