Diorama

Diorama

Se si osserva da quelle feritoie che sono oggi gli schermi, la realtà sembra esplosa. Gli schermi stessi sembrano esplosi. Si toccano i dispositivi, per mobilitare ciò che non ha volume fisico e appare come una sterminata legione di fantasmi, un iperuranio abitato da immagini e suoni e infinite connessioni, in cui la vita umana si consuma secondo i ritmi di un'accelerazione prodigiosa e imprevedibile. Il panorama in cui ci muoviamo, tra social, reti e reiterate abolizioni (del tempo, dell'istanza morale, dell'economia e della politica: di ciò che fu il mondo pretecnologico), è divenuto Diorama: una situazione infinita, in cui natura e artificio manifestano una continuità aberrante per chi non immaginava il futuro in questa forma. Testimoni voraci dell'osceno e dell'inerme, affamati di sogni da spendersi in una realtà immersiva e diversa da quella nativa, gli umani si sono repentinamente trasformati da frequentatori di ambienti virtuali nell'epitome dello spettatore: l'occhio che vede se stesso e assiste a tutto. Marco Magurno da anni opera all'interno di questo Supermondo, utilizzandone l'atmosfera, gli stili e le immagini. Accumulando icone e suggerendo apparentamenti inediti tra fatti che un tempo si sarebbero detti storici, Magurno mostra la migrazione di cui il Diorama è il compimento, organizzando il regesto estetico di un mondo lanciato verso l'infinitudine, l'età adulta delle immagini che nella pubertà apparvero televisive o popolari, non ancora autonome o "coincidenti con noi stessi".
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