Faust. Un travestimento

Faust. Un travestimento

Se tradurre è sempre tradire, e se riferirsi alla tradizione, nella modernità, è sempre operazione di straniamento, il 'travestimento' del "Faust" proposto da Sanguineti si pone come esempio massimo di creativo 'misreading'. E' un legame di lunga data, quello di Sanguineti con il 'Faust'. Egli si confronta con il testo di Goethe con lo scopo, per nulla dissimulato, di raggiungere lo straniamento dall'originale, nella consapevolezza del carattere saturo raggiunto dalla citazione nell'epoca della modernità. Sanguineti cerca una 'ricreazione' del "Faust", in un confronto con il mostro sacro, che lo spinge, inesorabilmente, a fare i conti con "'il' mito per eccellenza della modernità", quel mito che ogni "autore moderno ha sognato di rinarrare, quando non lo ha rinarrato effettualmente". Si perpetua in tal modo l'immortale spinta a raccontare ancora quella storia, l'intima ambizione di "scrivere l'ultimo "Faust" possibile". Ne risulta un testo godibilissimo, ricco di echi e rifrazioni: lo si propone in nuova edizione accompagnata da un commento essenziale che aiuti a cogliere, nel confronto con l'originale, la pirotecnica abilità di manipolazione della parola, applicata qui dal poeta di "Laborintus" alle risorse gestuali e polifoniche della resa drammaturgica.
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