Paolo Uccello

Paolo Uccello

I tre grandi pannelli della "Battaglia di San Romano" con le nitide masse 'cubiste' dei cavalli nella rigorosa foresta delle lance impugnate dai guerrieri, la fiabesca irrealtà del celebre "San Giorgio e il drago" della National Gallery di Londra, l'inquietante "Caccia notturna" sono immagini rese a noi familiari dalle interpretazioni che ne hanno dato le avanguardie artistiche del Novecento. Ma se si continuasse a guardare la sua opera nel quadro di un rinascimento fiorentino schematicamente identificato con il linguaggio della prospettiva unica inaugurato da Alberti e Brunelleschi, Paolo Uccello rimarrebbe un mistero, un nucleo di contraddizioni, un mero anacronismo, un cantore nostalgico di gotiche bellezze del passato, una strana e affascinante anomalia. Questo volume, che ne ripercorre la biografia e il lavoro artistico attraverso angolazioni inedite, proponendo ipotesi stimolanti, precisando i contesti storici e le cronologie, le committenze, l'attribuzione di dipinti significativi e a tutt'oggi discussi, catalogando tutte le opere esistenti e ricostruendo quelle perdute, restituisce a Paolo Uccello il ruolo di grande protagonista dell'arte italiana del Quattrocento. Quella Firenze in cui visse e operò non opponeva il gotico al nuovo stile rinascimentale come due realtà in contrasto insanabile: nella tipologia dei palazzi, nel linguaggio formale delle chiese, nella cultura signorile, il gotico e il rinascimento coesistevano come componenti simultanee di una sola realtà complessa e pluralista. Piuttosto che adeguarsi alle certezze acquisite e già dogmatizzate dagli altri pittori, l'artista conduceva una ricerca che, come gli rimproverò l'amico Donatello, lo portava a lasciare "il certo per l'incerto" e a dipingere ogni quadro come se fosse il primo della sua vita, inseguendo un rinnovamento della tradizione dall'interno, moltiplicando i punti di fuga, sperimentando una spazialità prospettica articolata e varia, accostandosi con la luce e il colore ai problemi della visione aerea che sarebbero stati poi indagati da Leonardo da Vinci. La complessità infinita delle combinazioni visibili, la trascendenza di una costruzione geometrica che struttura lo spazio: in questo doppio registro di ricerca si articola la pittura di Paolo Uccello, quasi sempre polemica, controcorrente rispetto al mondo che si affermava attorno a lui nella Firenze del Quattrocento.
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