Compulsion

Compulsion

«L’ultimo grande romanzo che ho letto è Compulsion, scritto nel 1956 da Meyer Levin. Nel corso degli anni l’avrò letto sei, sette volte. È la storia di Nathan Leopold e Richard Loeb, e del loro vile e demente “delitto gratuito”, l’assassinio di Bobby Franks. Accidenti, che ricostruzione d’annata! Un grande affresco della Chicago del 1924! E che grande ritratto di due psicopatici di livello assoluto!». James Ellroy Oggi ricostruire fatti di sangue è diventato un intrattenimento di massa - più o meno l'unico, si direbbe. Ma c'è stata un'epoca non lontana, e peraltro abbastanza sanguinaria, in cui l'assassinio gratuito di un ragazzo da parte di due suoi coetanei veniva presentato, sulle prime pagine di tutti i giornali, come «Il delitto del secolo». Accadde a Chicago, negli anni Venti. Due ricchi studenti ebrei, Na-than Leopold e Richard Loeb (che qui si chiamano Judd Steiner e Artie Straus), avevano progettato un delitto perfetto, ma come chiunque indulga a questo genere di fantasticheria finirono per commettere un imprevedibile errore, che li mise rapidamente al centro di un clamoroso processo. Fu un caso che affascinò per decenni i migliori appassionati del crimine, ispirando a Hitchcock "Nodo alla gola", e a Meyer Levin questa travolgente indagine, che diventa via via una superba costruzione romanzesca, dove, come in un grande film classico, protagonisti e comprimari - avvocati, reporter, psicoanalisti - fanno fino in fondo, come meglio non si potrebbe, la loro parte.

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