L'Italia e la «grande vigilia». Gabriele D'Annunzio nella politica italiana prima del fascismo

L'Italia e la «grande vigilia». Gabriele D'Annunzio nella politica italiana prima del fascismo

Alcuni studiosi di varie università e centri di ricerca hanno riesaminato il ruolo e l'importanza di Gabriele D'Annunzio nella politica italiana negli anni antecedenti la prima guerra mondiale fino all'avvento del fascismo con l'obiettivo di superare sia l'intento agiografico - che, in un primo periodo, ha dominato buona parte della produzione dello scrittore abruzzese - sia la successiva denuncia del suo pensiero artatamente inserito nel filone del prefascismo. L'onesta ricognizione della sua azione concreta ideologica, politica e militare ha inteso liberare D'Annunzio da ogni ristretta parentela con il successivo fascismo. D'altro canto l'opera di D'Annunzio, ma anche la sua stessa vita, può fornire gli elementi essenziali di tale "disorientamento": l'ispirazione nietzscheana del suo pensiero, il disprezzo per le classi subalterne, la sua passione per le armi e le imprese militari, un certo nazional-patriottismo sono tutto riferimenti certi. Ma vanno anche considerati il suo generale disprezzo per i fascisti, la sua più che modesta considerazione di Mussolini, il liberalismo della sua Carta Fondamentale dello "Stato di Fiume" e, più avanti, la sua ferma opposizione all'alleanza con la Germania nel 1937.
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