A colloquio con Franco Ferrarotti

A colloquio con Franco Ferrarotti

"Una volta, circa settant'anni fa, al termine di un mio comizio in Piazza Cavour a Casale Monferrato contro la Democrazia Cristiana, il primo ministro di allora, on. Alcide De Gaspari, volle conoscermi, mi strinse la mano e disse: "Giovanotto, lei andrà lontano...". Risposi: "Non lo so. Andrò fin dove mi condurrà per mano il destino...". Giunto in vista del capolinea, mi rendo conto che mi sono toccate almeno quattro carriere, più o meno illustri: traduttore per Einaudi e consulente industriale per Adriano Olivetti; diplomatico internazionale a Parigi; deputato al Parlamento; professore universitario, avendo vinto il primo concorso a cattedra per la sociologia bandito in Italia nel 1960. Ora so che tre regole degli antichi padri mi hanno accompagnato: 1) nulla in eccesso (ne quid nimis); 2) fa' quello che fai (age quod agis); 3) parla con te stesso (in interiore homine stat veritas). Senso del limite. Concentrazione. Vita interiore. In ogni cosa, massima energia, sapendo tuttavia, con il grande Seneca, che "vivere altro non è che ascoltarsi morire". Circa la coerenza, veda, scorrendo queste pagine, il mio paziente lettore. E non esiti a valutare, per conto suo. Dell'accordo eventuale e delle critiche, anche asperrime, lo ringrazio in anticipo."
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