The history of sound. Sulle note di un amore
Boston, 1916. Un pub frequentato dagli studenti del conservatorio è il luogo in cui David e Lionel si incontrano per la prima volta. Lionel, che studia canto, non ha mai conosciuto un musicista tanto eccezionale, lui che non soltanto ha l’orecchio assoluto ma può anche vedere il colore della musica, sentirne il sapore. Tavoli e bicchieri, ma soprattutto il pianoforte su cui David suona con passione A Dead Winter’s Night, sono i testimoni del momento in cui il loro mondo cambia per sempre: l’aurora di un amore. Si ritrovano tre anni dopo, in un’estate nel cuore del Nord americano, alla ricerca della cosa più fugace di tutte. David vuole fissare su cilindri di cera le canzoni popolari di cui è appassionato; Lionel lo accompagna, caricandosi sulle spalle le cinghie del pesante fonografo per miglia e miglia di cammino. Una stagione di idillio, in cui i suoni migliori sono quelli che David e Lionel non hanno registrato: l’ululato del vento, il coro della pioggia, le loro voci intrecciate nel buio della notte. Poi arriva l’autunno, e tutto finisce. Fino al giorno di moltissimi anni dopo in cui i cilindri tanto faticosamente incisi riemergono dal passato, e con loro una voce, quella di David, che canta ancora A Dead Winter’s Night. Niente è davvero perduto per sempre; nessuna bellezza, per quanto fragile, è davvero effimera, sembrano dunque dirci le dodici storie luminose di Ben Shattuck, allacciate a due a due come in un’antica ballata.
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