Viaggiatori nell'aldilà

Viaggiatori nell'aldilà

Il più antico esempio che la letteratura occidentale ci abbia tramandato di un viaggio nell'aldilà compiuto da un vivente si trova nel libro XI dell'Odissea (VIII-VII sec. a.C.), dove è descritta la discesa agli Inferi di Ulisse; ma è dubbio che i visionari medievali o coloro che misero per iscritto il resoconto della loro esperienze lo conoscessero. E possibile invece che qualcuno di loro avesse dimestichezza con opere greche più recenti, quali la Repubblica di Platone o il Dèmone di Socrate e il Ritardo della vendetta divina di Plutarco che ci tramandano le esperienze ultraterrene di Timarco e Tespesio L'esame dei testi medievali rivela che avevano familiarità con Virgilio, Silio Italico, con le Apocalissi apocrife ebraiche e cristiane. (...) E un mondo inaspettato quello che, ampio e vario, si apre davanti ai nostri occhi allorché riprendiamo in mano queste opere dimenticate: un mondo ricco di umanità e insieme percorso in profondità dal senso del mistero divino, segnato dallo sgomento e al tempo stesso dall'attrazione verso le eterne problematiche poste dalla morte e dall'aldilà; ancora in grado di toccare le corde più profonde di quel che Jung definì "l'inconscio collettivo".
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