E morì con un felafel in mano

E morì con un felafel in mano

Torna in libreria un cult della generazione anni Novanta, un libro e un film che sono rimasti nella memoria collettiva di milioni di persone. Se cambiare casa vuol dire cambiare qualcosa di noi stessi, che cosa si diventa dopo aver traslocato 89 volte nel giro di pochi anni? Dopo aver avuto a che fare con “ogni tipo di umanità esaltata ed estrema, di cazzoni disadattati ed eterni studenti”? Ed essere scampati a incendi, devastazioni, blitz dei fascisti, retate della polizia? Una storia grunge di coabitazioni infernali raccontata da un autore australiano che l’ha vissuta in prima persona. John Birmingham ha veramente coabitato con centinaia di persone diverse, annotando tic, abitudini e follie varie. Da quegli appunti è nato questo libro, un inedito modo di scrivere un divertentissimo romanzo di formazione. John Birmingham ci fa scendere nell’inferno delle case coabitate, in cui ogni girone si rivela più allucinato e incredibile e ci racconta, a venti anni dalla sua prima uscita, che non è cambiato poi molto. La necessità di condividere un appartamento per sostenerne i costi è ancora parte integrante della vita di molti giovani, e non più giovani.
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