Alda Merini, mia madre

Alda Merini, mia madre

L’appassionante, eccentrica e disperata vita della grande poetessa raccontata dalla figlia a dieci anni dalla sua morte. Alda Merini è la poetessa più celebre, amata e popolare del Novecento italiano. Uno dei motivi del suo grande successo risiede certo nel racconto di sé e della propria vicenda biografica che metteva nei suoi versi. Una vita, la sua, eccezionale e unica, intensa, appassionante e appassionata: il precoce talento letterario e la frequentazione fin da ragazzina di intellettuali e premi Nobel (da Giorgio Manganelli a Salvatore Quasimodo a Pier Paolo Pasolini), la malattia mentale – che all’epoca si curava con gli elettroshock – e i vari ricoveri negli ospedali psichiatrici, i grandi amori e la passione costante per gli uomini, il successo, anche televisivo, arrivato quando era anziana, la vita di quartiere sui Navigli... Alda ha raccontato la sua storia nelle poesie, e in interviste, ma spesso con una rievocazione fantastica della memoria, così da lasciare spazio a biografie approssimative e inattendibili. Per la prima volta, in questo libro, la figlia Emanuela, nata quando Alda aveva 24 anni e che le ha fatto un po’ da mamma, unica tra le 4 figlie a non essere data in affido e ad essere rimasta in casa con i genitori fino ai 20 anni, ricostruisce la vita della madre. E lo fa con grande amore e lucidità. Ne viene fuori un ritratto franco, ben più complesso di quello che era finora noto: l’infanzia nel dopoguerra, il forte attaccamento al padre, il desiderio dei ricoveri che, nonostante tutto, la “curavano”, la difficoltà ad adattarsi alla vita di moglie e di madre, la generosità, il narcisismo, le eccentricità. Il libro contiene un inserto di foto di famiglia.
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