Sabo si è fermato

Sabo si è fermato

"Sabo si è fermato", romanzo breve di Oto Horvat, si segnala innanzitutto per una intensa vena lirica. L'autore, attraverso la voce dell'io narrante Sasa Sabo, sperimenta la scrittura soggettiva come terapia contro il dolore dell'anima all'indomani della morte della giovane moglie, qui sempre evocata con la lettera-simbolo A. In bilico tra diario, libro di memorie e appunti di viaggio, la storia si presenta come una sequenza di voci con frequenti trafitture, anche se dall'impianto non è difficile ricostruire la cronologia degli eventi: le biografie familiari dei due giovani, la vita della coppia negli anni Novanta e i suoi spostamenti lungo un itinerario che tocca diverse città europee: Novi Sad, Budapest, Berlino, Firenze. Un'armoniosa intesa intellettuale spezzata dalla malattia, cui seguono il trauma della perdita, la solitudine e lo spaesamento del "dopo". Nel labirinto dei micro-episodi si fa pervicacemente strada l'idea della scrittura come confessione, forse unica via d'uscita dalla sofferenza. Difatti, in un rapido susseguirsi di tonalità elegiache, talvolta non immuni da accenti cupi ma sempre intercalate dalla luce del ricordo felice, il romanzo si afferma come prova di forza e inno alla continuità della vita, facendosi a suo modo portavoce di un messaggio di speranza.
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