Enchiridion

Enchiridion

Enchiridion non è una raccolta poetica nel senso consueto del termine. È un dispositivo, un varco, un’opera che si offre come attraversamento. Nel solco di una tradizione sapienziale che unisce l’alchimia, la teurgia e la parola poetica, Diego Riccobene costruisce un testo che si sottrae alla lettura lineare per imporsi come esperienza. Il linguaggio si fa materia operativa: si contrae, si spezza, si distilla, fino a diventare segno, formula, incisione. Ogni componimento agisce come un frammento di un più ampio processo trasmutativo, in cui il lettore non è spettatore ma parte attiva. Non si tratta di comprendere, ma di attraversare; non di interpretare, ma di sostene- re una tensione che mette alla prova. Gli emblemi visivi che accompagnano il testo – veri e propri sigilli simbolici – non illustrano, ma operano in parallelo, amplificando la dimensione rituale dell’opera e inscrivendola in una tradizione che va dai grimori medievali fino alla riflessione alchemica moderna. Con il saggio di Maria Laura Valente, che ne illumina le coordinate ermeneutiche e simboliche, Enchiridion si presenta come un libro-soglia: un’opera che non si esaurisce nella pagina, ma continua a lavorare nel lettore, come un segno che insiste, come una ferita che chiede forma.
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