Etica e politica delle piante

Etica e politica delle piante

«Gli alberi, le piante e i semi... questa natura è sempre in uno stato passivo, privo di movimento esterno e interno, e quindi del potere di osservare e riflettere». Così, nel Timeo, Platone sancisce statuto e differenza del regno vegetale rispetto all'umano e al resto del vivente. Una separazione che accompagnerà per diversi secoli la storia delle relazioni tra uomini e piante. Per molti le piante rimangono tuttora esseri passivi e inerti, più simili a cose che a viventi degni di cura e considerazione. Il paradigma platonico dell'esclusione non sembra dunque superato. Eppure, l'indagine scientifica più recente mostra che le piante hanno forme di attività, intelligenza, percezione, comunicazione. Che la loro evoluzione è stata altrettanto, se non più complessa, di quella degli umani e che per prime hanno colonizzato la Terra, creando le condizioni della nostra stessa vita. Per questa ragione, come già accaduto per gli animali, non le si può più escludere dall'ambito etico e politico, che proprio un nuovo sguardo sulla vita vegetale consente di ampliare. Il libro è una sintesi dell'estesa discussione che ha portato a ripensare la filosofia morale e politica a partire da una riconsiderazione della vita delle piante rispetto ad animali e umani. Per questo, non è tanto questione di dare alle piante uno statuto giuridico e una posizione morale, ma di ridefinire un'etica e una politica in continuità con l'insieme del vivente del quale siamo parte.
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