Pisciare sulla metropoli. (T)rap, Islam e criminalizzazione dei maranza

Pisciare sulla metropoli. (T)rap, Islam e criminalizzazione dei maranza

Può essere la musica una via d’uscita «esistenziale» da una condizione di disagio che vivono le seconde generazioni in Italia? Attraverso un lavoro di ricerca etnografico realizzato con trapper, rapper, attiviste, educatori, «teppisti» e l’analisi dei testi di artisti come Baby Gang, il libro prende in esame come la musica (t)rap, al pari della religione, possa essere uno strumento che permette di costruire identità collettive e pratiche di resistenza in contrasto con le classiche rappresentazioni e i processi di criminalizzazione degli arabo- e afro-discendenti. Criticando il discorso che dipinge i «maranza» come i «nuovi diavoli» del nostro tempo, il saggio spiega come la musica venga utilizzata per rivendicare la propria visibilità nello spazio pubblico, il proprio diritto a «restare barbari». «Io non sono qui per raccontare una storia già scritta. Sono qui per creare uno spazio in cui altre storie possano respirare» (dalla prefazione di Chadia Rodriguez).
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