La toga

La toga

Nel proprio testamento la principessa Maria Aldebrandi lascia trenta milioni di lire per la fondazione della "Banca di Gerusalemme". Un istituto destinato a raccogliere i risparmi e a facilitare l'impiego di denaro a persone di provata fede cristiana e di umile condizione. Quella che doveva essere una grandiosa opera benefica si trasforma presto in un clamoroso crack finanziario che potrebbe estendersi anche ad altre banche. Ne scaturisce un sensazionale processo dove accusa e difesa si affrontano senza esclusioni di colpi. Scrittore incisivo e moderno, anche in questo romanzo - pubblicato nel 1906 - Guglielmo Anastasi offre un'analisi spietata della società. Lo stile, all'inizio quasi espressionistico, delinea con sincera crudezza l'ambiente giudiziario e i personaggi che vi ruotano intorno. Ma i veri protagonisti del racconto sono impersonali, sono idee ognuna delle quali può capovolgersi nel proprio contrario: giustizia e ingiustizia, illusione e disillusione, speranza e sconforto. Anche l'avvocato Andrea D'Arco vive con disincanto nel perverso ingranaggio e nell'atmosfera cupa del grande "Palazzo del tribunale": edificio grigio e severo, solenne e grave nella sua architettura barocca. Una metafora sul bene e sul male, più che mai attuale.
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