Il potere che uccide. La pena di morte nel mondo

Il potere che uccide. La pena di morte nel mondo

"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio" (Cesare Beccaria). Eppure la pena di morte esiste ancora oggi, 250 anni dopo quel limpido giudizio. E continuano a intrecciarsi le domande. Come è cambiato nel corso dei secoli l'esercizio della pena capitale? Per quali ragioni la morte "giusta" è ancora diffusa in molti Paesi? Quali conseguenze - anche psicologiche e sottese alla spettacolarizzazione pubblica della morte - ha il potere di uccidere nel rapporto tra Stato e cittadini? E possibile abbandonare definitivamente la cultura della vendetta e promuovere una società pienamente civile?
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