Il rifiuto della morte

Il rifiuto della morte

Becker provocatoriamente dice che bisogna avere il coraggio di “guardare in faccia la morte” senza nasconderla a noi stessi. La paura del momento finale spinge tutti a darsi da are per distrarsi dalla realtà e dalla inevitabilità del proprio destino. Il terrore della morte dunque ci condiziona e origina in noi una profonda angoscia che sta alla base di ciò che facciamo e di ciò che pensiamo. L’intera civiltà umana è sostanzialmente il risultato di progetti di immortalità. E chi non riesce a dare un senso alla propria vita, a sfuggire quell’immane tritacarne che è il progetto universale cade, secondo Becker, nell’alienazione, nella malattia mentale. Il suo suggerimento? Dobbiamo cercare di sentirci a nostro agio con la realtà della nostra condizione di finitudine, con il terrore primigenio e l’ansia sottesa che motivano tutte le ambizioni frivole della vita, e possiamo scegliere più liberamente i nostri valori, senza essere imprigionati dall’illogica ricerca dell’immortalità, emancipandoci dai pericoli delle visioni dogmatiche.
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