Chiamalo scemo. Storia segreta di una madre coraggio

Chiamalo scemo. Storia segreta di una madre coraggio

Il romanzo celebra l'amore materno e il rispetto delle diversità in un ambiente chiuso e provinciale quale quello della Sicilia della prima metà del Novecento, in cui il lettore si immerge anche grazie all'ampio e sapiente uso del dialetto siciliano. Nuccio Liccasardi viene alla luce nell'anno 1900, in casa. Le complicanze durante il parto gli procurano un handicap intellettivo che, com'è consuetudine a quel tempo, gli costa il primato di «scemo del villaggio». Ciò nonostante, la forza, la sagacia e la perseveranza della madre, la "gnà" Santina, consentono al ragazzo di condurre un'esistenza quasi normale, portandolo addirittura, in virtù di una serie di burleschi equivoci, a diventare podestà del paesello di Villalba Sicania durante il ventennio fascista, e poi addirittura sindaco tra le file della Democrazia cristiana nell'immediato dopoguerra. Mezzo secolo dopo la morte di Nuccio, il professore in pensione Agostino Munnafava si ritira a vita privata proprio a Villalba Sicania, suo paese natale: studiando la storia del borgo, si imbatte nella figura di Nuccio e, affascinato, propone di intitolargli la piazza del paese, mentre della "gnà" Santina, vera artefice di quell'intensa attività politica e sociale, nessun libro di Storia conoscerà mai l'esistenza.
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