Antropologia della città

Antropologia della città

In un momento in cui la città si sfalda e scompare in vaste e sconfinate conurbazioni, lo sguardo antropologico si rivela più che mai necessario per ritrovare, senza pregiudizi né modelli precostituiti, le origini e i processi che creano lo spazio condiviso della città. L'antropologo Michel Agier sostiene e descrive un approccio situazionale e dinamico che sviluppa le tre tradizioni di indagine urbana della scuola di Chicago, della scuola di Manchester e dell'antropologia francese del contemporaneo. L'etnografia urbana e riflessiva consente di ripensare la città a partire dai cittadini e delle logiche sociali, politiche e culturali che le danno origine e la trasformano. La questione del "fare-città" è così al centro di una riflessione che si basa su ricerche condotte nei quartieri periferici, nelle "favelas" e negli accampamenti nell'Africa nera, in Brasile, in Colombia e più recentemente in Europa. Il "fare-città" è un mezzo con cui spingere oltre la rivendicazione del "diritto alla città" ed esercitarlo qui e ora. Le pratiche conflittuali o minoritarie rivestono quindi un significato radicale per il pensiero della città, perché mettono in luce un desiderio e un "appello" verso l'orizzonte di una città sognata, virtuale o ideale, che va ben oltre la sua mera attualità o le sue specifiche conseguenze. Esso riguarda tutta la città, concepita come il nome di un movimento in un contesto segnato dalla disuguaglianza. È un punto di dibattito che lega l'epistemologia (il "fare-città") e la politica (l'agire urbano) e che l'autore propone a tutti coloro che s'interrogano non solo sull'attuale stato della città e del mondo, ma anche sul loro divenire.
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